PARROCCHIA DI SAN GIOVANNI BATTISTA - Via XX Settembre, 87 - 47900 Rimini - Italy PARROCCHIA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
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L'ARTE - Testi tratti dalla guida di Carlo Valdameri -

L'aspetto complessivo dell'attuale Chiesa si deve a Giuliano Cupioli, attivissimo architetto e capomastro riminese, che in questa occasione volle cimentarsi direttamente con la stesura del progetto che poi la sua stessa impresa realizzò. Ciò avvenne dieci anni dopo il compimento di un'altra opera riminese dovuta allo stesso Cupioli, ovvero la fabbrica del Seminario, in buona parte ancora visibile, a fianco del Tempio Malatestiano.
In realtà Cupioli aveva già affrontato lavori impegnativi come la costruzione della Chiesa di S. Agostino a Cesena (disegno del Vanvitelli), quella di S. Francesco nella stessa città e la ricostruzione della Chiesa del Crocifisso a Longiano, solo per fare degli esempi. Nel 1776 Gaetano Cupioli, figlio di Giuliano, curò poi la riedificazione dell'Oratorio di S. Nicola da Tolentino, la cui facciata è ancora visibile all'incrocio tra via Amaduzzi e via Garibaldi.

Per quanto riguarda le forme date a S. Giovanni Battista, esse richiamano quelle caratteristiche del tardo barocco bolognese; aggiungiamo che a noi che oggi l'osserviamo, il lavoro del Cupioli ci pare del tutto dignitoso e non privo di una sua composta eleganza, facendo apparire senz'altro eccessive le critiche, anche pesanti, piovute sul progettista al suo tempo.

La facciata, che rende evidente l'impianto interno ad unica navata con cappelle laterali, è su due ordini, attraversata da una sobria trabeazione, ed è solcata da lesene che, nell'ordine superiore terminano con capitelli ionici in pietra: su questi poggia un fronte arcuato mentre ai lati, su alti piedistalli, sono due statue che rappresentano S. Giovanni Battista, a sinistra, ed il Profeta Elia, a destra; si tratta di lavori tardi di Carlo Sarti (?- 1773 c:), un artista bolognese assai attivo a Rimini intorno alla metà del XVIII secolo e numerose sue opere sono ancora visibili in molti edifici sacri cittadini (es.: in S. Croce, in S. Agostino, in S. Bernardino).
Le due statue della nostra facciata subirono gravi danni nel terremoto del 1916 e nella Seconda Guerra Mondiale: quella di S. Giovanni Battista fu notevolmente manomessa in vari restauri, mentre per quella di Elia "... appare assai vivace nel movimento a chiasmo sottolineato dai panneggi fortemente segnati e assolve assai bene al compito che le è affidato" (P.G. Pasini, Carlo Sarti statuario, 1970). Aggiungiamo anche che un recentissimo restauro di tutta la facciata ne ha consentito una completa pulitura restituendo ai lavori del Sarti il loro originario significato scenografico nel contesto di tutto l'insieme.

Un cenno merita anche il bel portale in pietra che mostra sull'architrave sei stelle a otto punte, nonché iscrizioni con la dedica al Santo titolare, il nome del Priore che commissionò la costruzione e l'anno del termine dei lavori. Indichiamo anche come la veduta della chiesa sia particolarmente suggestiva nelle ore serali: è infatti l'unico edificio sacro cittadino dotato di una illuminazione notturna concepita per esaltarne i valori architettonici.

Al suo interno la chiesa è un edificio a navata unica affiancata da tre cappelle per parte con le due centrali notevolmente più alte delle altre e sporgenti all'esterno. Sul presbiterio si innalza la cupola e il catino, mentre le volte che coprono la navata sono tagliate da grossi spicchi che permettono l'apertura di finestroni laterali, in alto. Va ricordato tuttavia che l'aspetto generale dell'interno, oggi molto ricco in termini di marmi colorati ed affreschi, è risultato di interventi relativamente recenti terminati nel 1965 che hanno un po' alterato la sobria luminosità originale.

Al centro della navata, in alto, è il grande stemma dei Carmelitani con le tre caratteristiche stelle a otto punte: è sorretto da due angeli e si tratta di una delle belle composizioni in stucco con le quali Antonio Trentanove decorò l'intero edificio: parleremo diffusamente di questo stuccatore a proposito dell'ancona della Vergine del Carmine.

Venendo a trattare delle cappelle, iniziamo con la prima a sinistra di chi entra, che presenta quella che probabilmente è l'opera pittorica più famosa e citata delle molte contenute in S. Giovanni Battista.

Si tratta della "Madonna col Bambino con S. Andrea Corsini, S. Teresa e S. Maria Maddalena de' Pazzi" realizzata intorno al 1631 da Guido Cagnacci (1601-1663), pittore santarcangiolese.

Parlare ora di Guido Cagnacci, del suo "genio e sregolatezza", dell'importanza della dimensione "carnale" nelle sue opere e nella sua vita sarebbe certamente lungo e quindi senz'altro non opportuno in questa sede. ( vicende artistiche )

Veniamo ora al quadro: olio su tela 335x210 cm.
Vi sono rappresentati, nella pala del Cagnacci, tre santi carmelitani che furono elevati agli onori degli altari nel decennio precedente a quello dell'esecuzione del quadro che è datato, come si è detto, al 1631.
Si tratta di S. Maria Maddalena de' Pazzi, di S. Teresa d'Avila, e, più in alto, di S. Andrea Corsini, che è raffigurato nell'atto di celebrare la sua prima messa, momento in cui egli ebbe la visione della Vergine con il Bambino benedicente. Per quanto riguarda S. Maria Maddalena de' Pazzi, essa è rappresentata con il pane in mano, simbolo della Eucarestia a lei somministrata da Cristo stesso; la corona di spine allude alle sofferenze della Passione della quale ella venne messa a parte.
La qualità e tecnica raffinatissima nel rendere gli incarnati e gli effetti della luce è evidente, tanto che l'opera è stata definita la "qualitativamente più alta e più indicativa del primo aspetto dell'arte del Cagnacci" (R. Roli) e si colloca tra le "opere che toccano la più splendida capacità inventiva e pittorica, degna delle grandi libertà artistiche del secolo" (W. Bergamini).

In realtà, tra le tre estasi mistiche, quella che immediatamente più colpisce è quella di S. Teresa: "più spettacolare della Vergine Morta del Caravaggio, ma più intensa di un Lanfranco, abbandonata al viola cianotico delle labbra schiuse, alle ombre che le feriscono gli occhi semispenti, e non ancora alleviata dal gran fremito che consolerà più tardi la Teresa berniniana" (F. Arcangeli, 1959).

Dopo questa serie di citazioni ci pare che altro non rimanga che affidare il visitatore alle personali suggestioni che inevitabilmente quest'opera susciterà.

La cappella seguente, sempre sul lato sinistro, mostra una tela di Andrea Boscoli (1550-1606) fiorentino, allievo di Santi Titi, quest'ultimo "tenuto il miglior pittore di quest'epoca (XVI-XVII secc.)" (L. Lanzi, 1831).

Andrea Boscoli "viaggiò fuor di stato, lasciando pitture in diversi paesi, a S. Ginesio, a Fabriano, in altri luoghi del Piceno. La maggiore opera che ne vedessi, è un S. Giovanni Battista a' Teresiani di Rimino in atto di predicare ..." (L. Lanzi, Storia pittorica d'Italia, vol. I, pp. 231-232, 1831).

Il soggetto della pittura è un S. Giovanni Battista predicante dipinto nei modi e con i colori accesi degli ultimi esiti della pittura manierista; è firmato in basso a sinistra: ANDREAS BOSCOLUS. FLORENT./PINXIT/1599.

Fu in realtà ridipinto e risagomato nel 1890 ad opera di Andrea Renzi, pittore corianese e sino al 1959 si trovava dietro all'altare maggiore. In quell'anno fu restaurato e trasportato nella cappella ove ora si trova.

Non era per altro questa l'unica pala presente in città di quest'artista, che ne aveva dipinta un'altra per l'altare maggiore di S. Giorgio in Foro, una chiesa distrutta ormai da molto tempo, che si trovava nell'odierna piazza Tre Martiri.

Il "pannarone" di stucco sostenuto da angeli che circonda il quadro del Boscoli è opera di Giuseppe Mazza, stuccatore anch'egli proveniente da Bologna, attivo in Rimini nel periodo immediatamente precedente a quello di Carlo Sarti (metà XVIII secolo).

Questo stucco, definito "stupendo" per la sua eleganza da P.G. Pasini, fu in realtà compiuto per la chiesa di S. Antonio (nominata in precedenza come S. Giorgio Antico) che apparteneva ai Teatini riminesi. Il "pannarone" fu qui portato dopo il terremoto del 1916 che danneggiò quell'edificio, poi definitivamente distrutto nella seconda Guerra Mondiale. S. Antonio si trovava davanti al Tempio Malatestiano, dove ora è un prato.

La cappella successiva, la terza a sinistra, ospita una tela di un pittore riminese attivo tra XVIII e XIX secolo, Giuseppe Soleri Brancaleoni (1750-1806). Vi è rappresentato il martirio del Santo Patrono della città di Rimini. S. Gaudenzo. Il santo è raffigurato, davanti ad un Arco d'Augusto non facilmente riconoscibile, implorante il Cielo nel momento tragico in cui affronta la morte.

La tela di Soleri Brancaleone fu in realtà eseguita nel 1794 per il Santuario di S. Gaudenzo e fu portata in S. Giovanni al momento della distruzione di quella chiesa.

Questo ci serve ad introdurre un argomento al quale occorre accennare, e per il quale riportiamo alcune note sul succitato Santuario: esso era sorto nel IV secolo, sul primo "martyrium" cittadino, ovvero sul primo luogo di sepoltura cristiano riminese ove si tramandava fosse stato sepolto S. Gaudenzo, patrono della città.

Sul luogo sorse poi anche un monastero che fu tenuto col rango di abbazia sinché, una volta soppressi gli ordini monastici e ceduto il tutto in mani private, santuario e monastero furono atterrati per costruirvi un "casino di delizie" tra l'indignazione generale. Sopravvisse solo una delle antiche catacombe che percorrevano il sottosuolo dell'antico edificio con i sepolcri dei primi santi e martiri riminesi: questa fu distrutta addirittura nel 1970 per costruirvi sopra un insufficiente e discutibile Palazzetto dello Sport.

Ci siamo appena dilungati a parlare di S. Gaudenzo, perché, al di là della triste fine, le sue ultime vicende riguardarono direttamente anche la chiesa di S. Giovanni Battista; infatti al momento delle distruzioni sappiamo che: "a proposito delle reliquie, non tutte quelle sante ossa andarono perdute; perché a cura del defunto Parroco di S. Giovanni Battista (dicesi col concorso del Vicario Vescovile) molte furono tratte dalle antiche casse di marmo, e riposte in altra di legno, furono traslocate nottetempo nella Chiesa di S. Giovanni anzidetto, ove riposano sotto l'altare primo verso la Sagrestia appellato ora di S. Gaudenzo... In tale traslazione vennero comprese nominatamente quelle dei Martiri Achilleo, Nerio ed Innocenza (... e con esse molte di altri Santi raccolte confusamente ..." (L. Tonini, Storia di Rimini, vol. I, p. 36).

L'altare di S. Gaudenzo, che si trovava sotto la pala del Soleri, non esiste più; per quanto riguarda le reliquie, pur non essendovi certezza assoluta, dovrebbero essere quelle ancora conservate in una cassa lignea, riposta in una nicchia della terza cappella a destra di chi entra, assieme ad altri reliquiari di origine carmelitana.

 



Fronte Chiesa -
Architetto e capomastro Giuliano Cupioli
Zoom

 

 

Profeta Elia

 

 

 

 

 



portele di ingresso della chiesa

 

 

 


Particolare delle volte affrescate


Particolare dello stemma dei Carmelitani

 

 


Santi Carmelitani
Guido Cagnacci (160 -1663)

 


Seconda cappella in San Giovanni Battista con al centro la tela di Andrea Boscoli

 


San Giovanni Battista
Andrea Boscoli (1550 - 1606)

 


La lapidazione di San Gaudenzio 1790
Giuseppe Soleri Brancaleone (1750 - 1806)

 
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