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ALESSANDRO PARRONCHI (1914)
Alessandro Parronchi, di fronte alla nascita di Cristo, sente il bisogno di fermarsi per riflettere su tale mistero e superare così ogni condizione distorta. Ciò che conta, infatti, è che con la miracolosa venuta del Salvatore l'uomo si rialza dal peccato e diventa abile a entrare nel regno di Dio, grazie anche al supremo sacrificio del Figlio.
VIGILIA
Arrestati, mia mente, e che nessuna immagine che improvvisa t'afferra né cosa tanto dolce sulla terra sia che possa offuscarti in questa bruna
notte il pensiero del tuo Salvatore, che dagli atri del suo trono divino scende fino all'estremo tuo gradino a far viva la tua carne che muore.
Un atomo non trovo in me che serbi di ciò che vi lasciasti Tu il ricordo tra i tormenti delle mie colpe acerbi
non una nota del divino accordo nulla che di riceverti sia degno, Signore che per me lasci il tuo Regno.
Da Un'attesa (1937-1949), Istituto Statale d'Arte, Urbino 1961
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