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"Allora Giuda uscì subito. Ed era notte."
Ora - e da quest'ora in avanti - non è più lui che si muove; non è il figlio di Simone Iscariota che entrerà con crepitio di passi nell'orto, tra le lanterne, portandosi dietro i soldati; che accostatosi a Gesù lo bacerà; è l'altro, colui che gli è entrato dalla bocca col pane inzuppato e dai visceri alla nuca lo spinge e lo trascina ormai come un armento. Satana è saltato dentro in Giuda non nei giorni dell'intrigo, quando il tesoriere congiurava con gli anziani del sinedrio mercanteggiando per trenta denari il suo maestro; ma in quello spiraglio sottilissimo di passioni ancora rissanti, in quella vertigine durata un secondo, là nel cenacolo ("Sono forse io?" "Tu l'hai detto") in cui tutto era ancora aperto nel suo destino. Quando, in quel tempuscolo, per una scelta tragica del sangue la viltà gli ha chiuso tutti i pori all'amore, offuscato negli occhi le figure degli amici seduti a mensa, dissolto nelle narici l'odore di quei corpi e di quelle vivande e ha spezzato la dolce potenza di quelle cose intorno a lui. E' stato allora che Satana - l'essere senza ricordi e senza speranze - ha fatto irruzione in lui col suo grande coraggio. Con quel coraggio Satana ha sostituito allo sbigottimento del fantoccio Giuda. Con quel coraggio dentro Giuda si è alzato, ha aperto la porta e l'ha richiusa dietro le spalle, è uscito solo nella notte. La notte non gli ha fatto paura né seduzione, appena il senso di cancellare in essa i propri contorni d'uomo. Perchè egli era ormai della stessa sostanza della notte. (Da: Luigi Santucci "Volete andarvene anche voi?")
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