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Eventi del : 26/12/2012

S. STEFANO

UMBERTO SABA (1883-1957)

Saba pone il lettore di fronte a versi disarmati e ingenui, ma anche contenutisticamente pregnanti. Nella sua poesia, infatti, non si raggrumano le lacerazioni comuni a quasi tutti i suoi personaggi, ma i toni misurati e tersi di un saggio, che mantiene l'anima del fanciullo. Nel tratteggiare l'icona di Cristo bambino, il Saba "colma, con felice abbondanza, le forme assunte dal suo senso musicale" (Debendetti). Costruisce così una porta, attraverso cui sgomitolano spiragli di luce e di bontà. Sorridono decantazioni, che coprono "di grazia e di finezza" (Montale) la sua poesia, ma soprattutto schiudono a una originalità religiosa, idonea all'urgenza della lirica onesta.


A GESU' BAMBINO

La notte è scesa
e brilla la cometa che ha segnato il cammino.

Sono davanti a te, Santo Bambino
col capo chino e le manine giunte.
Tu, Re dell'Universo,
ci hai insegnato
che tutte le creature sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.

Gesù, fa' che io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.
Fa' che il tuo dono
s'accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda nel tuo nome.

Da Il Canzoniere, Einaudi, Torino 1988



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