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PADRI E FIGLI
Ogni padre sul quale il figlio alza la mano è colpevole: colpevole di avere fatto un figlio che alza la mano su di lui. Questa frase dello scrittore cattolico francese Charles Péguy (1873-1914), presente in un articolo da lui pubbli- cato sui Cahiers de la quinzaine, è certamente discutibile. A prima vista, si direbbe che aggiunge il danno alla beffa e, comunque, raffigura un atto - quello del figlio che si rivolta contro il padre - che tutte le culture considerano immorale, a partire dalla Bibbia (chi non ricorda Assalonne e la sua smania quasi parri- cida?). Detto questo, bisogna riconoscere che, nel paradosso di Pèguy c'è una verità da far emergere, soprattutto ai nostri giorni. Certo , anche San Paolo consiglia ai padri di non irritare i figli affinchè non abbiano a scoraggiarsi o ad inasprirsi (Colossesi 3,21). Tuttavia, non si deve cadere nell'eccesso opposto di un'educazione senza nerbo e senza limiti. Quanti genitori condedono tutto ai loro figli, crescendoli come piccoli tiranni, pasciuti, viziati, egoisti e prepotenti. Pèguy ne intravede l'esito nefasto: un giorno, quando il genitore dirà di no di fronte all'ultima folle richiesta, il figlio scatenerà la sua reazione incontrollabile, perchè mai controllata da una giusta educazione, proprio contro il padre. Ed è a questo punto che costui dovrà ri- conoscere la sua colpa. Aveva, comunque, ragione un altro scrit- tore,il tedesco Wilhem Busch (1832-1908) quando affermava che non è difficile diventare padre, è difficile essere padre. Gianfranco RAVASI
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