Comune di Rimini - Settore Musei Comunali

Progetto di recupero e valorizzazione
dei piastrini seicenteschi sul ponte dell’Ausa
dinanzi all’arco di Augusto di Rimini

Rimini - Via XX Settembre

Progetto a cura di:
Arch. Pier Luigi Foschi
Marcello Cartoceti

PREMESSA

Il progetto di recupero e valorizzazione dei piastrini seicenteschi posti fino alla Seconda Guerra Mondiale all'ingresso del ponte sull'Ausa, lungo la via Flaminia, dinanzi all'arco d'Augusto, rientra nell'ambito di una operazione generale di riqualificazione del centro storico di Rimini che vede impegnata l'Amministrazione Comunale in accordo con le competenti Soprintendenze e la cittadinanza. Ne sono un esempio la ricostruzione di Porta Montanara e i numerosi restauri eseguiti e avviati recentemente.

L'idea di ricollocare le due piccole strutture nasce dal Comitato della Festa nel Borgo San Giovanni, il quale oramai da alcuni anni si adopera per valorizzare una delle aree più importanti della città. In questo senso, nel 2005, durante la Festa nel Borgo, fu lanciato dal Comitato un appello per sapere quale fine avevano fatto i due pilastri che un tempo caratterizzavano l'accesso al borgo venendo dall'arco. Sono così intervenuti i Musei Comunali che hanno in deposito presso i propri magazzini due pietre con epigrafi che erano le parti centrali dei piastrini in questione.

L'area un tempo occupata dal ponte sull'Ausa è oggi anonima e priva di quelle caratteristiche qualitative che possono servire a valorizzare un punto di cerniera in grado di ricucire le violenze subite da questa zona di Rimini a partire dagli anni Trenta fino agli anni Settanta del Novecento. La necessità di armonizzare il borgo odierno con l'attuale area verde attorno all'arco d'Augusto, è particolarmente sentita e l'idea di farlo recuperando i valori e gli elementi storici del luogo, che altrimenti rimarrebbero in un deposito, è il punto di partenza per il presente progetto.

INQUADRAMENTO STORICO

Il ponte sul fiume Ausa (l´Aprusa romano) dinanzi all'arco d'Augusto, esiste almeno a partire dalla costruzione della via Flaminia nel 220 a.C. Come fosse agli inizi non lo sappiamo; mai sono state eseguite ricerche approfondite per comprenderne meglio le caratteristiche. E' probabile che il ponte sia stato ristrutturato da Augusto così come riportato indirettamente da Plinio. Dalla documentazione fotografica riferibile a partire dalla fine del XIX sec. e dagli studi di Negrioli nel 1919 e di Zuffa nel 1969, sembrerebbe che il ponte avesse, in epoca romana, almeno due arcate. Quest'ipotesi è però da verificare poiché esiste la possibilità anche che l'arcata fosse una sola vista l'inclinazione dell'arco visibile. L'arco o le arcate (per le fasi viste) erano in laterizi e sono crollate più volte tanto che il ponte è stato ricostruito altrettante volte, rialzando probabilmente sempre di più il piano di calpestio. Sarebbe interessante valutare in questo senso anche come doveva apparire l'arco rispetto ad un piano stradale inferiore a quello odierno.

Nel 1523 una pioggia rovinosa fece tracimare l'Ausa, il Mavone e il Marecchia, creando quello che gli storici seicenteschi (Adimari e Clementini) definirono un "altro mare". La portata dell'evento fu tale che il ponte sull'Ausa e il ponte di Augusto-Tiberio furono sormontati dalle acque e per questo subirono gravi danni. L'Adimari sostiene che il ponte sull'Ausa fu praticamente distrutto e che fu ricostruito in maniera approssimativa. Così rimase fino al 1603 anno in cui il Comune lo ricostruì. A memoria dell'operazione furono posti all'ingresso del ponte due piastrini sormontati da due piccoli obelischi o "guglie" come le definisce il Tonini. Entrambe le strutture recavano una iscrizione.

Non si evince, da nessuna immagine, se i piastrini erano completamente realizzati in pietra o se delle parti erano in laterizi. Le spalle del ponte erano invece tutte in mattoni. Con la Seconda Guerra Mondiale il ponte fu distrutto. I frammenti dei due piccoli monumenti furono recuperati dopo i combattimenti o più probabilmente quando il ponte fu ricostruito e depositato presso i Musei Comunali. Non tutto però si salvò, i due obelischi e le basi sono oggi irreperibili. Le parti conservate mostrano i segni della devastazione che subì l'intera zona. Il nuovo ponte (fig. 6) non aveva più i due piastrini.

Arch. Pier Luigi Foschi
Marcello Cartoceti