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UN IMPORTANTE RESTAURO: "LA PIETA´" |
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Dalla sagrestia della chiesa riminese di San Giovanni Battista è
riaffiorato, ed è appena stato restituito alla nostra riflessione e alla nostra ammirazione
da un accurato restauro, un gruppo plastico raffigurante Maria che tiene in grembo il corpo morto di
Gesù.
Si tratta di una scultura molto intensa e interessante, con un soggetto - quello della madre che
contempla il figlio morto - che riguarda una situazione "innaturale" e drammatica, ma purtroppo
frequente nell'esperienza umana di tutti i tempi.
La Chiesa ha fatto suo questo soggetto soprattutto a partire dal XIV secolo,
dopo avere elaborato le meditazioni francescane sulla passione di Gesù e servite sui dolori
di Maria; ma è divenuto veramente popolare e si è rapidamente diffuso dopo la terribile
"peste nera" del 1348, che aveva portato infiniti lutti in tutti i paesi e in tutte le famiglie,
quasi dimezzando la popolazione europea. Da quel momento appunto molte chiese cominciarono a dotarsi
di immagini con Maria che sostiene e contempla il corpo esanime del Figlio, dette comunemente Pietà. Forse il tema era sentito specialmente nei paesi dell'Europa settentrionale e centrale, perché proprio lì sembra sia stata elaborata l'iconografia più semplice ed efficace della Pietà;, e la più diffusa in dipinti e sculture anche nelle zone di cultura latina e di tradizione bizantina. Una iconografia efficace, rispettata anche da Michelangelo, cui si deve alla fine del Quattrocento la Pietà più famosa del mondo, ora nella basilica di San Pietro a Roma. A Rimini abbiamo una antica e bellissima Pietà, dovuta ad un artista nordico intorno al 1430, venerata come la "Madonna dell'acqua" nella basilica cattedrale, il Tempio Malatestiano. Ma anche molte altre chiese riminesi e molti oratori di confraternite un tempo avevano le loro Pietà, da portare in processione il Venerdì Santo, o affollati Compianti con la raffigurazione di Gesù che viene deposto nel sepolcro. La Pietà che si trova a San Giovanni Battista è nuova, nel senso che non è mai stata segnalata dagli storici e commentata dai critici; è dunque inedita e va ancora studiata. È in legno scolpito e dipinto, e può essere datata al Cinquecento, ma assai prima di quel 1573 che vide l'assegnazione dell'antica chiesa del borgo ai Carmelitani Scalzi. D'altra parte non sappiamo se è stata eseguita proprio per questa chiesa o se vi è stata portata successivamente, magari in seguito agli avvenimenti napoleonici che videro la soppressione di conventi, chiese e confraternite. Il parroco don Peppino Molari la diceva - non sappiamo in base a quali elementi - proveniente dall' "oratorio degli ortolani", ed è possibile. Si trattava dell'oratorio detto "della Gomma", appartenuto ad una delle più antiche e importanti confraternite riminesi, quella di Santa Maria in Acumine, che aveva un bell'oratorio ricco di opere d'arte presso il Corso d'Augusto (poco oltre la piazza), costruito nel 1526 e soppresso nel 1809. I suoi confratelli vestivano con cappe nere ed avevano una particolare devozione per l'Addolorata. La nostra Pietà di singolare ha il fatto che l'immagine di Gesù può essere smontata e quindi venerata separatamente da quella della Madonna: forse indizio dell'intenzione di spettacolarizzare in qualche modo il racconto della Passione. E di notevole ha la qualità del modellato, asciutto e classicheggiante, pienamente rinascimentale, in cui si riscontrano echi dell'arte emiliana, cioè bolognesi e ferraresi. È sicuramente opera di una buona bottega artistica esperta in questi lavori plastici, vista la perizia tecnica con cui è stata eseguita, plausibilmente in una data compresa fra il secondo e il terzo decennio del Cinquecento. Ma su questi elementi occorrerà studiare e riflettere con calma. Per ora ci si contenti di considerare con compassione e affetto quest'ultimo abbraccio della Madre al Figlio appena distaccato dalla croce. È l'abbraccio straziante di una madre a un figlio straziato dal martirio; è il preludio di un distacco, di una separazione che sembrano definitivi; è la rivelazione di un indicibile dolore umano chiuso ad ogni speranza perché ignaro della Resurrezione, pur annunciata. Un grande mistero, questo della Resurrezione, che si rivelerà solo tra poco, al terzo giorno, e che è ancora il fondamento della nostra speranza, e anzi della nostra certezza.
Pier Giorgio Pasini |
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